NON VEDI LA REALTÀ: VEDI CIÒ CHE LA TUA MENTE TI PERMETTE DI VEDERE

La realtà che credi di vedere potrebbe non essere quella che esiste

Hai mai pensato che ciò che chiami “realtà” potrebbe essere soltanto la versione della realtà che la tua mente è capace di riconoscere?

È una domanda scomoda, perché siamo abituati a pensare alla realtà come a qualcosa di oggettivo. Una cosa accade e noi la vediamo. Una persona ci tratta in un determinato modo e noi registriamo quel comportamento. Un’opportunità si presenta oppure non si presenta. Una giornata va bene oppure va male. Un avvenimento è positivo oppure negativo.

Sembra tutto molto semplice.

Eppure c’è qualcosa che dimentichiamo continuamente: tra ciò che accade e ciò che percepiamo esiste la nostra mente.

Non entriamo in contatto con il mondo in maniera completamente neutrale. Lo osserviamo attraverso le nostre esperienze, le nostre convinzioni, le nostre aspettative, le nostre paure e tutto ciò che abbiamo imparato a considerare vero.

Questo significa che due persone possono trovarsi davanti allo stesso identico evento e vivere due realtà completamente differenti.

Immagina, per esempio, che entrambe perdano il lavoro.

La prima potrebbe pensare: “È la fine. Non troverò mai qualcosa di meglio. A questa età non mi vuole più nessuno. Ho fallito”.

La seconda potrebbe pensare: “Questa è l’occasione che aspettavo per cambiare. Non avrei mai avuto il coraggio di andarmene da solo”.

L’evento è identico.

La realtà esterna, almeno inizialmente, è la stessa.

Ma l’esperienza delle due persone è completamente diversa.

Ed è qui che comincia una delle più importanti domande che possiamo porci: quanto di ciò che vediamo appartiene realmente al mondo e quanto appartiene invece al modo in cui la nostra mente interpreta il mondo?

Non significa che la realtà esterna non esista. Significa qualcosa di molto più interessante: noi non abbiamo accesso alla realtà senza passare attraverso noi stessi.

La mente seleziona. Interpreta. Collega. Ricorda. Confronta. Attribuisce significati.

E soprattutto cerca continuamente conferme di ciò che già crede.

Se sei convinto di essere una persona sfortunata, noterai molto più facilmente tutte le volte in cui qualcosa va storto. Se pensi che gli altri non ti rispettino, interpreterai molti comportamenti come mancanze di rispetto. Se credi che nella vita non ci siano opportunità, potresti attraversarne decine senza nemmeno riconoscerle come tali.

La cosa più inquietante è che potresti non accorgertene.

Potresti essere convinto di stare semplicemente “guardando la realtà”, quando in realtà stai guardando la realtà filtrata dalla tua mente.

E forse è proprio questo il motivo per cui cambiare la propria vita non significa soltanto cambiare ciò che ci circonda.

A volte significa prima di tutto cambiare ciò che siamo capaci di vedere.

La mente non fotografa la realtà: la interpreta

Quando guardi una stanza, non registri ogni singolo dettaglio che contiene.

Il tuo cervello seleziona ciò che ritiene importante.

Puoi entrare in una stanza senza notare il colore delle pareti, il rumore di un elettrodomestico o un oggetto appoggiato su un tavolo. Ma se qualcuno ti dice: “Hai notato quel quadro?”, improvvisamente potresti accorgerti che quel quadro era lì da anni.

È sempre stato davanti ai tuoi occhi.

Semplicemente, non faceva parte di ciò che la tua attenzione aveva selezionato.

Questo meccanismo non riguarda soltanto gli oggetti.

Riguarda anche le possibilità, le persone, le esperienze e persino la nostra identità.

Quando hai una determinata convinzione su te stesso, inizi inconsapevolmente a cercare nella realtà gli elementi che la confermano.

Se pensi “non sono capace”, ogni errore diventa una prova.

Se pensi “sono una persona capace”, lo stesso errore può diventare semplicemente un’informazione utile per migliorare.

La situazione non cambia.

Cambia il significato.

Ed è proprio il significato che attribuiamo agli eventi a determinare una parte enorme della nostra esperienza.

Pensa a una critica ricevuta da qualcuno.

Una persona potrebbe ascoltarla e pensare: “Questa critica mi aiuta a capire dove posso migliorare”.

Un’altra potrebbe pensare: “Mi stanno attaccando perché non valgo nulla”.

La frase pronunciata potrebbe essere identica.

La reazione completamente diversa.

Questo dovrebbe farci riflettere su qualcosa di fondamentale: non sempre soffriamo per ciò che accade, ma spesso soffriamo per ciò che pensiamo significhi ciò che accade.

Ed è qui che la mente diventa una sorta di filtro.

Non necessariamente un filtro negativo. Un filtro.

La realtà che percepisci è il risultato dell’incontro tra ciò che accade e il modo in cui il tuo sistema mentale lo organizza.

Per questo una persona può entrare in una città sconosciuta e vedere soltanto caos, traffico e pericoli, mentre un’altra può vedere possibilità, bellezza e avventura.

Una persona può incontrare una difficoltà e vedere una condanna.

Un’altra può incontrare la stessa difficoltà e vedere una trasformazione.

Non significa che una delle due stia necessariamente mentendo a se stessa.

Significa che la realtà percepita è inseparabile dall’osservatore che la percepisce.

E questa consapevolezza può diventare uno strumento potentissimo di cambiamento.

Perché se il modo in cui interpreti ciò che accade influenza ciò che vivi, allora lavorare sulla tua mente non significa fuggire dalla realtà.

Significa imparare a entrarci in relazione in maniera diversa.

Le tue convinzioni possono diventare una profezia

C’è un’altra conseguenza ancora più interessante.

Le convinzioni non si limitano a modificare ciò che notiamo.

Possono modificare anche il modo in cui ci comportiamo.

Ed è proprio qui che il meccanismo diventa circolare.

Immagina una persona convinta di non piacere agli altri.

Entra in una stanza pensando di essere giudicata. Parla poco. Evita lo sguardo. Rimane sulla difensiva. Interpreta ogni silenzio come disinteresse.

Gli altri, percependo il suo atteggiamento, potrebbero effettivamente interagire meno con lei.

A quel punto la persona torna a casa e pensa: “Lo sapevo. Non piaccio agli altri”.

Ma cosa è successo realmente?

La convinzione iniziale ha modificato il comportamento. Il comportamento ha modificato l’interazione con il mondo. L’interazione ha prodotto un risultato coerente con la convinzione iniziale.

E così quella convinzione sembra essere diventata una verità.

Questo è uno dei meccanismi più potenti attraverso cui possiamo costruire la nostra esperienza della realtà.

Non perché abbiamo il potere magico di controllare ogni evento esterno.

Ma perché ciò che crediamo influenza ciò che notiamo, ciò che scegliamo, ciò che facciamo e il modo in cui reagiamo a ciò che accade.

Ed è proprio qui che il concetto di riprogrammazione mentale diventa interessante.

Se per anni hai ripetuto dentro di te “non sono abbastanza”, quella frase può essere diventata molto più di un semplice pensiero.

Può essere diventata un filtro.

Può averti portato a evitare determinate situazioni, a rinunciare prima ancora di provare, a interpretare i rifiuti come conferme e i successi come eccezioni.

A un certo punto non ti sembrerà più di avere una convinzione.

Ti sembrerà semplicemente di conoscere la realtà.

“È così che sono fatto.”

“È così che va la vita.”

“Per me è sempre stato così.”

Ma attenzione.

Quella che chiami realtà potrebbe essere, almeno in parte, una realtà alla quale hai insegnato alla tua mente ad adattarsi.

Ed è per questo che cambiare una convinzione profonda può sembrare quasi destabilizzante.

Perché quando cambi il filtro, non cambia soltanto il modo in cui pensi.

Cominci a vedere cose che prima non vedevi.

Possibilità che prima sembravano inesistenti.

Comportamenti che prima consideravi normali e che improvvisamente riconosci come limitanti.

Persone che prima idealizzavi e che ora riesci a vedere semplicemente per ciò che sono.

E soprattutto inizi a mettere in discussione quelle frasi che per anni hai considerato verità assolute.

Forse non sei “fatto così”.

Forse hai semplicemente imparato a vederti così.

La realtà cambia quando cambia l’identità con cui la osservi

A questo punto possiamo fare un passo ancora più profondo.

Non si tratta soltanto di cambiare qualche pensiero positivo.

Il vero cambiamento comincia quando inizi a mettere in discussione l’identità dalla quale osservi la tua vita.

Perché esiste una grande differenza tra dire:

“Voglio avere più fiducia in me stesso”

e dire:

“Voglio diventare una persona che si fida di se stessa”.

Nel primo caso stai cercando di modificare uno stato mentale.

Nel secondo stai modificando il modo in cui ti definisci.

E quando cambia l’identità, cambiano anche le domande che poni alla realtà.

Una persona che si considera incapace chiede: “Come faccio a non fallire?”

Una persona che si considera capace potrebbe chiedere: “Cosa posso imparare da questo?”

Una persona che si considera vittima chiede: “Perché succede sempre a me?”

Una persona che si considera responsabile della propria vita chiede: “Cosa posso fare adesso?”

Sono domande diverse.

E domande diverse producono attenzione diversa.

Attenzione diversa produce decisioni diverse.

Decisioni diverse producono comportamenti diversi.

E comportamenti diversi, nel tempo, producono vite diverse.

Ecco perché il cambiamento personale non dovrebbe essere soltanto una battaglia contro i propri difetti.

Dovrebbe essere anche un processo attraverso il quale inizi a chiederti:

“Chi devo essere per vedere questa situazione in maniera completamente diversa?”

Questa domanda contiene qualcosa di rivoluzionario.

Perché sposta l’attenzione dalla realtà alla persona che la sta osservando.

Non significa negare ciò che accade.

Non significa fingere che tutto sia meraviglioso.

Non significa ripetersi frasi positive davanti allo specchio mentre dentro di noi continuiamo a sentirci esattamente come prima.

Significa riconoscere che tra l’evento e la nostra esperienza dell’evento esiste uno spazio.

In quello spazio ci sono le nostre convinzioni.

Ci sono le nostre interpretazioni.

Ci sono le nostre aspettative.

C’è la nostra identità.

Ed è proprio lì che abbiamo la possibilità di intervenire.

Forse non puoi scegliere tutto ciò che accade.

Ma puoi lavorare sul modo in cui lo interpreti.

Puoi scegliere quali pensieri continuare ad alimentare.

Puoi mettere in discussione convinzioni che hai ereditato e che non hai mai realmente scelto.

Puoi smettere di identificarti con una vecchia versione di te stesso.

E, soprattutto, puoi iniziare a osservare la realtà con occhi nuovi.

Non devi cambiare il mondo: devi cambiare ciò che sei disposto a vedere

Forse, allora, la domanda non è più: “Come posso cambiare la mia realtà?”

Forse la domanda più potente è:

“Quale realtà sto continuando a creare attraverso il modo in cui la interpreto?”

Perché potresti essere circondato da opportunità che non riconosci.

Potresti avere persone che ti vogliono bene, ma essere troppo concentrato su quelle che non ti comprendono.

Potresti avere già fatto passi enormi nella tua vita, ma continuare a osservarti attraverso gli errori del passato.

Potresti essere molto più forte di quanto pensi e continuare a utilizzare come misura di te stesso il momento in cui sei stato più fragile.

La realtà non deve necessariamente cambiare affinché tu possa iniziare a vivere diversamente.

A volte deve cambiare prima il tuo modo di guardarla.

E questo non è un invito a vivere nell’illusione.

È esattamente il contrario.

È un invito a diventare consapevole delle illusioni che già porti dentro di te.

Perché una delle illusioni più grandi è credere che il modo in cui vediamo il mondo sia il mondo.

Non lo è.

È la nostra esperienza del mondo.

È il risultato dell’incontro tra ciò che accade fuori e tutto ciò che abbiamo costruito dentro.

E forse è proprio per questo che alcune persone, dopo aver lavorato profondamente su se stesse, dicono una frase apparentemente strana:

“Il mondo non è cambiato. Sono cambiato io, e improvvisamente il mondo mi è sembrato diverso.”

Non è necessariamente magia.

Non è necessario immaginare che l’universo obbedisca a ogni nostro pensiero.

È qualcosa di molto più concreto e, allo stesso tempo, molto più affascinante.

Quando cambi ciò a cui presti attenzione, cambiano le cose che riconosci.

Quando cambiano le convinzioni con cui interpreti ciò che accade, cambia il significato che attribuisci agli eventi.

Quando cambia la tua identità, cambiano le decisioni che sei disposto a prendere.

E quando cambiano le tue decisioni, inevitabilmente può cambiare anche la direzione della tua vita.

Per questo la prossima volta che penserai:

“Questa è la realtà.”

Fermati un istante.

E chiediti:

“Oppure questa è soltanto la realtà che la mia mente mi ha insegnato a vedere?”

Potrebbe essere una delle domande più importanti che tu possa porti.

Perché forse non hai bisogno di creare un mondo completamente nuovo.

Forse hai bisogno, per la prima volta, di imparare a vedere quello che c’è già.

E magari scoprirai che la porta che stavi cercando di aprire da anni non era chiusa.

Eri tu che non riuscivi ancora a vederla.

Buona Vita!

cristiano mocciola blog

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