L’anticonformismo del TAO

C’è un momento nella vita in cui si fa chiaro in noi il fatto che siamo molto più di ciò che i nostri sensi percepiscono. Insito in ognuno c’è vita che fluisce, c’è linfa che scorre, c’è l’eterno respiro dell’universo che fa pulsare i nostri cuori rendendoci vivi. Da tempo l’influenza del Taoismo filosofico si fa spazio nella cultura occidentale portandoci lo stesso concetto, espresso circa sei secoli prima della venuta di Cristo da Lao Tzu. Lui parla in termini di Ying e Yang, di bene e male, di Tao, l’indefinibile vuoto che è l’origine di tutto, da dove nasce e ritorna ogni cosa, il Tao onnipresente.

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lao tzu taoLao Tzu, padre fondatore del Taoismo, è solamente una figura leggendaria secondo alcuni, ma il suo insegnamento attraversa i secoli e giunge a noi, raccolto in un’unica opera: il Tao Te Ching, uno dei libri più diffusi nel mondo, uno dei più grandi tesori di cui l’umanità possa beneficiare. Rimane comunque valida la teoria che il corpus degli insegnamenti contenuti nel Tao Te Ching si sia sviluppato nel corso di due o tre secoli, scritto da cinque o sei saggi, alcuni dei quali sicuramente donne dato che viene descritta un’arte di vivere estremamente delicata e materna. Ad ogni modo l’antica cultura cinese è riuscita a concentrare in poche pagine una vera e propria guida per giungere alla comprensione del mondo e dell’essere umano ricavando nel tempo le massime che ne costituiscono l’anima.

Il messaggio che si evince dalla lettura del Tao Te Ching è limpido come acqua di fonte: la funzione dell’essere umano, e prima di tutto del Tao, non è quella di creare una società di uomini standardizzati, intenti ad accumulare beni esteriori e a consumare senza criterio i doni della natura. Piuttosto tende a far riscoprire e conservare nell’uomo un rapporto simbiotico, armonico, con l’universo e con la vita intesa nel suo senso più ampio. Lo stesso Mahatma Gandhi, nonostante fosse di un altro credo, diceva che Dio (il Tao secondo Lao Tzu) è coscienza morale, ed è persino l’ateismo dell’ateo. E’ chiaro quindi che l’auto-definizione che troppo spesso esce dalle nostre bocche, ossia quella di comuni mortali, è sminuente e autolesionista. I comuni mortali non esistono, esistiamo invece noi, artefici di quest’invisibile forza generatrice. Il grande inganno è quello in cui incappiamo ogni volta che il mondo riesce a farci credere il contrario, facendoci dimenticare la nostra natura e il nostro vero potenziale.

In noi vive e si eterna l’universo, non siamo dèi ma siamo il mezzo che ha Dio per manifestarsi. Il Tao Te Ching, il Corano, i Vangeli, sono tutti libri che racchiudono lo stesso messaggio. Ma parlare e cercare di spiegare testi del genere è poco produttivo e allontana dal vero significato che ci portano. Utile invece è la loro lettura, un’esperienza stimolante dove ognuno trae col proprio intuito le proprie conclusioni e fa suo quel senso di pace che riescono a trasmettere. Perché se vogliamo pace e unità attorno a noi, prima di tutto dobbiamo creare tale condizione nel nostro cuore.

Quello che segue è parte della postfazione al Tao Te Ching, edizione Mondadori del 2009, dove Claudio Lamparelli (autore di opere a carattere spirituale, con particolare riguardo per le filosofie orientali e la meditazione) ci riporta con parole sue l’anticonformismo descritto da Lao Tzu.

tao te ching lao tzuLa decadenza dell’essere umano ha origine quando ci si distacca dalla natura e ci si addentra nel mondo sociale, ossia in un modo di pensare, di sentire e di comportarsi che ha perso di vista i valori della spontaneità, dell’armonia, della semplicità e dell’unità di tutte le cose. Allora nascono il sapere intellettualistico, l’erudizione esibizionistica, le «astuzie» della mente, i comportamenti falsi, l’estremismo, gli interessi egoistici, le divisioni di classe, la volontà di apparire, lo sfoggio della ricchezza e del potere, l’attivismo e il desiderio di primeggiare.

Le aggiunte superflue e le deformazioni culturali sono all’origine del processo di degenerazione. Il saggio non si esalta quando ottiene il plauso sociale e non si dispera quando cade in disgrazia, perché sa che l’uno e l’altra «dipendono dalle opinioni altrui» e lo allontanano dal centro di equilibrio. Quando la gente perde di vista il Tao, «nascono i codici di moralità e di giustizia. Quando si impiegano astuzie e strategie, gli ipocriti si diffondono dappertutto. Quando la nazione è dominata dalle tenebre abbondano i ministri patriottici.»

In realtà «temere ciò che gli altri temono e ammirare ciò che gli altri ammirano» è già puro conformismo. «Gli uomini convenzionali sono ilari e avventati», sfruttano ogni occasione per «far festa», non sono capaci di vivere quieti e distaccati «da idee, da luoghi e da cose», «ammassano più del necessario», si identificano con il loro ruolo sociale e sono convinti di essere furbi e intelligenti.

Solo il saggio sa di non sapere (e non vuol «sapere» in senso tradizionale), resta imperturbabile di fronte ai giudizi della società e non si abbandona all’opinione corrente: il suo nutrimento e la sua ispirazione vengono «direttamente dalla Madre», ossia dal Tao e dalla natura.

Questo atteggiamento di distacco mette implicitamente sotto accusa il conformismo degli uomini e fa del taoista un ribelle, un uomo che non accetta le convenzioni. La critica alla morale sociale, alla giustizia dei codici, alla bontà filantropica e all’ingerenza della politica ne fa un anticonformista. E questo anticonformismo è accentuato dalla sua esaltazione della vita naturale e autonoma, dalla sua ricerca delle cose essenziali, del silenzio mentale, della quiete, della non-azione, dei valori «femminili» e dalla sua mancanza dichiarata di scopi e di obiettivi che non siano un’esistenza libera e gioiosa.

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